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Con una temeraria analogia si può avvicinare la presentazione della ‘nuova’ giunta, esibita tra le contestazioni ieri al comune di Napoli dal sindaco Iervolino, all’insediamento alla Casa Bianca di Barack Obama, che ha finalmente avuto luogo oggi alle 12.00 a Washington – le 18.00 italiane. Grandi aspettative e difficoltà per il 44esimo presidente degli U.S.A., il primo capo americano di colore, che ha giurato sulla tradizionale Bibbia di Lincoln la sua lealtà alla costituzione statunitense e che ha dedicato l’evento alla memoria di Martin Luther King – personaggio a cui molti lo accostano, da lui stesso incoraggiati – celebrata ieri. Alla cerimonia sul Campidoglio di Washington è stato addirittura suonato un brano composto per l’occasione da John Williams, autore delle colonne sonore di “Star Wars”, “Lo squalo”, “Jurassic Park”, tra i gli altri personaggi di spicco come Clinton e Bush, è stato inoltre presente anche l’ex-concorrente alla presidenza John McCain.
La cerimonia di insediamento di Obama è stata trasmessa su RaiTre, La7 e Sky Tg24 dalle 17.00. Con il suo discorso, il nuovo presidente ha  da subito premesso i momenti di difficoltà per l’attuale stato economico, ambientale e sociale dell’America – e del mondo – che il suo lavoro conoscerà, ma ha sostenuto con fede la speranza nell’impegno e nei valori del paese. “L’America è una nazione di cristiani, musulmani, ebrei, indù e non credenti: è stata costruita sulla diversità ed in questo è la sua forza”. Per il mondo islamico non radicale ha dichiarato “tenderemo loro la mano se sono disposti ad aprire il pugno. L’America è amica di tutti i popoli” per poi specificare “con questo spirito siamo pronti ad essere di nuovo leader”. Non ha eluso la possibile necessità di difesa dal terrorismo asserendo “vi batteremo”, ma subito dopo ha astratto il concetto con un “il nostro spirito è più forte e non può essere vinto”. Per le classi sociali più basse ed in difficoltà, Obama ha promesso la creazione veloce di nuovi posti di lavoro: non ha mai evitato di far leva sulla nozione di diversità, riflettendo “oggi sono qui ma sessant’anni fa a molti di noi non sarebbe stato permesso di entrare nei ristoranti”.

Mentre gli occhi degli americani e di buona parte del mondo sono stati concentrati all’occasione, c’è anche chi ha aspettato semplicemente l’agognata scadenza del mandato di George W. Bush, come indicativamente testimoniato dal sito http://bushbyebyeparty.com/ . Con gli ultimi mesi di crisi, il consenso del presidente in uscita presso il popolo americano ha toccato il minimo storico scendendo al 20%.
Questo lo speciale saluto riservatogli da David Letterman con la top-ten delle gaffe collezionate durante i suoi mandati:

Inutile immaginare le pietose conseguenze che questo tipo di satira in Italia, puntata a Berlusconi, avrebbe potuto generare…

 

E.D.

Il nome è stato scelto con cura, sinistro ed evocativo: «Operazione piombo fuso». Come l’ offensiva, pianificata fin nei minimi termini. Il più massiccio e letale attacco israeliano mai avvenuto nella Striscia di Gaza è partito prima delle 11 ora locale, esattamente le 10.39 in Italia. Giornata di sabato, shabbat, festa in cui tanti osservanti ebrei non svolgono alcun tipo di attività. Ma i rabbini avevano preventivamente dato il permesso ai militari, per motivi eccezionali. E così l’ incursione che si attendeva, ma che si sperava ancora lontana, è scattata all’ improvviso, raggiungendo anche il porto della Striscia e il campo profughi di Khan Younis.

In questi ultimi giorni i mass media ci riportano le drammatiche notizie di ciò che accade in Medio Oriente, ma quella che viene denominata: “Crisi Mediorientale” ha inizio nel secondo dopoguerra.

Infatti fin dal 1948 la regione del Medio Oriente era stata riorganizzata dalle Nazioni Unite per far posto a un nuovo stato: Israele.

Ci sono problemi che si possono risolvere e problemi insolubili. Da tempo gli apparati di sicurezza israeliani, più influenti dei governi anche perché più stabili, hanno deciso che la questione palestinese appartiene alla seconda categoria. Non ha soluzione. Quindi a rigore non è un problema. È una crisi permanente da gestire perché non diventi troppo acuta. Talvolta con terapie d´urto, come oggi a Gaza.

“Vi sn momenti nella Vita, in cui tacere iventa una colpa e parlare diventa un obbligo. Un dovere civile, una sfida morale, un imperativo categorico al quale nn ci si può sottrarre” . E’ giunto il momento, per la nostra generazione, di far sentire la nostra voce agli uomini di governo e a tutte le organizzazioni internazionali, per ribellarci a questa ostinata indifferenza che da anni non ha fatto altro che provocare delle morti innocenti.

Credo che il compito della nostra generazione sia quello di impegnarsi nel costruire, attraverso il dialogo, i gemellaggi e le associazioni della fondamenta stabili affinchè sia lo Stato Palestinese che lo Stato di Israele possano coesistere PACIFICAMENTE!

Condivido con voi una poesia:

IGNAVIA (presidio per Gaza)

Durante un presidio per Gaza

Passeggiate tranquilli

non vi disturberemo

con fragor di bombe

e lamenti di bimbi

Chiudete le frontiere,

le finestre, le porte!

Il televisore acceso

allegria artificiale,

sguaiata di corpi e risate

immagini di eccidi,

orrore di stragi

un po’ di eccitazione

nelle vostre ordinate giornate

tranquilli a tavola bevete

il sangue che cola nel ragù

Laceri pezzi di corpi

che furono gente

rimangono confinati

tra chiacchiere e pubblicità

TRE ORE AL GIORNO DI TREGUA

a consentire il soccorso

di chi hanno ferito

a nutrire, chi hanno affamato

seppellire, chi hanno ucciso

La notizia un sollievo, l’animo lieve

lo sguardo sereno si volge

ai bimbi che giocano

la calza della befana

colma di doni, gli amori, la vita,

LA TREGUA SCADE. come ogni giorno

le bombe continuano a cadere

pioggia di fuoco da navi e carri

ma il rombo non scuote

l’ignavia dei giorni

Il sorriso tranquillo,

le strade delle compere

i saldi della crisi che altrove fa danni

scatenano la festa

Il fastidio della bandiera

che sola sventola desolata nella sera

parole seccate, ad allontanare un disturbo

siamo noi i colpevoli!

sparuto gruppo a testimoniare

fragile denuncia di solidarietà

spaventato gruppo che teme

di esagerare, parole forti, frasi pesanti…

poco educato il nostro dire

Le bombe cadono sulle nostre giornate,

volano stracci di corpi, parole ferite

Prosegue indifferente il passeggio

della gente per bene che non vuole

disturbi o tensioni.

Saluti

Democratici (sperando che ci sia al più presto una tregua duratura, se non definitiva…)

*Pa&Te*

 

Non passa giorno che i media non riportino notizie da Napoli. Ci sarebbe da essere lusingati se non fosse che, purtroppo, ogni volta è per annunciare l’ennesima “palata di merda” sulla città. Ed è tristissimo concludere che la pala in mano ai giornalisti la mettono, quasi sempre, i napoletani.

Dal suicidio dell’assessore Nugnes sino agli arresti del Global Service, dall’ennesimo morto sparato “per sbaglio” a Capodanno, al video dei ragazzotti che sparano in diretta come fosse la cosa più normale del mondo (visto in mondovisione), all’anziana morta di spavento dopo una rapina solo qualche ora fa.

Sono decine i casi (solo nell’ultimo mese) che si potrebbero citare per sostenere l’interrogativo che mi pongo (e a cui vorrei rispondeste per capire un po’ se sono io che penso a male oppure c’è effettivamente qualcosa che non va…):

PERCHE’ NAPOLI E’ ARRIVATA A QUESTO?

e soprattutto

COME USCIRNE? (qualora via d’uscita ci fosse…)

Attendo le vostre opinioni per poterle discutere insieme.

Marco Usai

Invece di maledire il buio, è meglio accendere una candela

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Lunedì 17 novembre presso la biblioteca municipale di Ponticelli “G. Deledda” si è svolta la prima iniziativa organizzata dalla nostra giovane associazione politico giovanile.

Il luogo in cui si è svolta la nostra iniziativa è stato scelto come luogo simbolo della cultura che però a causa di infiltrazioni ha l’intero piano superiore inagibile. Ciò comporta che i ragazzi sono costretti a studiare nei corridoi. Una situazione insostenibile che prosegue da molti anni. Il nostro intento è stato, dunque, quello di riportare l’attenzione su questa struttura pubblica molto frequentata, fra mille disagi e difficoltà dai giovani del quartiere!

Il focus è stato incentrato sui temi che riguardano la realtà della scuola e dell’Università Pubblica nel nostro paese alla luce sia della Legge Gelmini che dei tagli previsti dalla finanziaria.

L’evento ha avuto un discreto successo, infatti hanno partecipato molti studenti sia universitari che liceali ma anche alcune maestre.

Le tematiche sono state introdotte dal presidente della nostra associazione: Fabiana Borrelli.

Sono intervenuti:

  • Prof. Matteo Pizzigallo docente presso l’ Università Federico II di Napoli
  • Prof. Emilia Taglialatela responsabile istruzione- esecutivo provinciale PD
  • Prof. Concettina Russo dirigente scolastico 49° c.d. “E. Toti”.

Ha concluso:

  • On. Andrea Sarubbi deputato alla Camera Partito Democratico.

Riporto di seguito l’ articolo, sulla nostra iniziativa, scritto da Gennaro Sannino tratto da www.bigol.net

A PONTICELLI LA “(D)ISTRUZIONE” SCOLASTICA SECONDO IL MONDO DELLA SCUOLA

di Gennaro Sannino

PONTICELLI – La biblioteca comunale del quartiere è stata oggi teatro di un forum sullo stato di salute della scuola e dell’università pubblica, dal titolo significativo “La (d)istruzione pubblica”. Un luogo privilegiato, scelto non a caso: usando le parole del mediatore Marco Usai, «un tempio del sapere», un luogo che ha avuto e ha ancora oggi «difficoltà dovute al disinteresse delle istituzioni comunali».. All’evento hanno partecipato alcuni esperti di scuola e di università, con un punto di vista comune: difendere l’istruzione pubblica dai tagli che inevitabilmente porteranno alla sua “d-istruzione”.L’incontro è stato organizzato dall’associazione politica giovanile “Ponte Democratico” la cui presidente, Fabiana Borrelli, ha introdotto i lavori con una puntuale esposizione delle leggi contestate dall’Onda di protesta studentesca: la cosiddetta legge – Gelmini e la legge 133. Il presidente ha poi spiegato il motivo e l’obiettivo dell’incontro, ovvero «riuscire a rendere la periferia protagonista della protesta».Il primo relatore è stato Matteo Pizzigallo, professore della Federico II, che ha illustrato le fondamenta dalle quali nascono i provvedimenti contestati. Secondo il professore, «esiste in Italia una politica dell’annunciare» che ha portato ad «interventi propagandistico – elettorali » che hanno gravato oltremodo sulle casse dello Stato: l’abolizione dell’ICI e il salvataggio Alitalia. Da qui è nata l’esigenza di operare dei «tagli indiscriminati alla scuola e all’università pubblica,semplicemente per fare cassa, senza effettivamente verificare quali sono gli sprechi e i rami morti da tagliare».In realtà l’attacco alla scuola non si limita solo alla questione puramente economica. «È in atto il tentativo di sminuire il valore della scuola pubblica, soprattutto dal punto di vista simbolico», spiega Emilia Taglialatela responsabile dell’istruzione dell’esecutivo provinciale. «La scuola è un fondamentale presidio di legalità e di democrazia », continua l’esponente del PD, snocciolando alcuni dati significativi su come, in questi anni, «si è svilita l’importanza dei fondi per l’istruzione, a cominciare dall’aggiornamento degli insegnanti ».L’argomento che stava più a cuore alla professoressa Concettina Russo, dirigente scolastico della scuola primaria “Enrico Toti”, riguardava la reintroduzione del maestro unico. «Oggi le classi sono molto più complesse e difficili rispetto al passato», spiega la professoressa che fu maestra unica nel passato, «questa reintroduzione è un fatto assolutamente inopportuno». Senza contare che «il decreto è stato un provvedimento unilaterale, con l’esclusione di qualsiasi tipo di dialogo con il mondo della scuola».Per concludere, è intervenuto il deputato del PD, onorevole Andrea Sarubbi, che ha spiegato la difficoltà di «affrontare le battaglie parlamentari contro una maggioranza che ha 100 deputati in più». L’onorevole ha intrattenuto la platea, in prevalenza giovanile, con una presentazione ironica dei lavori parlamentari, anche in merito ad altri temi attuali. E ha concluso con uno scherzoso appello ai ragazzi dell’Onda, con il suo dialetto romanesco «se ce potete da’ una mano voi…perché sennò siamo rovinati».

I giovani di PonteDemocratico ringraziano tutti per la partecipazione!!!

Ieri, mentre tornavamo da Roma, nel bus dei giovani democratici di Ponticelli, facevo questa riflessione…forse per la stanchezza del viaggio, forse per l’emozione di vedere almeno un milione di persone a manifestare (forse più di due, ma non mi importa  delle cifre…) …forse per…non so…fattostà che ieri, 25 ottobre 2008, è sceso in piazza il VERO popolo della libertà…

I maliziosi, gli ipocriti, e soprattutto gli stupidi, avranno da divertirsi su questa mia riflessione…li lascio nella loro pochezza, convinto che il mio sentimento è quello, e non potrebbe essere altrimenti…

Perchè abbiamo lasciato ad un uomo il monopolio della parola libertà. A un ossimoro vivente, un moderno dittatore, un manipolatore dell’informazione…

PUO’ MAI ESSERE COSTUI IL PALADINO DELLA LIBERTA’?

Un presidente del Consiglio che vorrebbe opprimere la libera informazione, che distrugge i pilastri della scuola e dell’università, veri “templi del sapere e della cultura”, che intimidisce la popolazione attraverso il ricorso alle forze dell’ordine sistematico, automatico, reazionario…

Un presidente del Consiglio cosi non è PER NIENTE un liberale…ma soltanto lo scontato leader di un partito (e di un governo) che si serve, parafrasando Walter, delle “televisioni come scuola”, (aggiungo io…) del manganello come insegnamento, e della menzogna come cultura…

Chi ieri era a Roma a ribellarsi a tutto questo era, a mio parere, il popolo democratico…il VERO popolo della libertà!!

Sono tante le cose che vorrei dire, ma lascio  agli altri, magari in un post dedicato, lo spazio per altre riflessioni e per il racconto della giornata…sto passando il nostro video su dvd per poi inviarlo a YOUDEM TV…ci sarà da divertirsi!!!Mentre Fabiana e Mariarca sono vivamente di postare le foto!!!

Termino questo mio brevissimo post ringraziando tutti coloro che sono saliti sul bus organizzato da Ponte Democratico, consapevole delle tante assenze di amici SINCERAMENTE impossibilitati a venire e che abbiamo portato nel cuore…sotto la nostra bandiera.

Saluti sentitamente DEMOCRATICI

Marco Usai

Il nome è stato scelto con cura, sinistro ed evocativo: «Operazione piombo fuso». Come l’ offensiva, pianificata fin nei minimi termini. Il più massiccio e letale attacco israeliano mai avvenuto nella Striscia di Gaza è partito prima delle 11 ora locale, esattamente le 10.39 in Italia. Giornata di sabato, shabbat, festa in cui tanti osservanti ebrei non svolgono alcun tipo di attività. Ma i rabbini avevano preventivamente dato il permesso ai militari, per motivi eccezionali. E così l’ incursione che si attendeva, ma che si sperava ancora lontana, è scattata all’ improvviso, raggiungendo anche il porto della Striscia e il campo profughi di Khan Younis.

In questi ultimi giorni i mass media ci riportano le drammatiche notizie di ciò che accade in Medio Oriente, ma quella che viene denominata: “Crisi Mediorientale” ha inizio nel secondo dopoguerra.

Infatti fin dal 1948 la regione del Medio Oriente era stata riorganizzata dalle Nazioni Unite per far posto a un nuovo stato: Israele.

Ci sono problemi che si possono risolvere e problemi insolubili. Da tempo gli apparati di sicurezza israeliani, più influenti dei governi anche perché più stabili, hanno deciso che la questione palestinese appartiene alla seconda categoria. Non ha soluzione. Quindi a rigore non è un problema. È una crisi permanente da gestire perché non diventi troppo acuta. Talvolta con terapie d´urto, come oggi a Gaza.

“Vi sn momenti nella Vita, in cui tacere iventa una colpa e parlare diventa un obbligo. Un dovere civile, una sfida morale, un imperativo categorico al quale nn ci si può sottrarre” . E’ giunto il momento, per la nostra generazione, di far sentire la nostra voce agli uomini di governo e a tutte le organizzazioni internazionali, per ribellarci a questa ostinata indifferenza che da anni non ha fatto altro che provocare delle morti innocenti.

Credo che il compito della nostra generazione sia quello di impegnarsi nel costruire, attraverso il dialogo, i gemellaggi e le associazioni della fondamenta stabili affinchè sia lo Stato Palestinese che lo Stato di Israele possano coesistere PACIFICAMENTE!

Condivido con voi una poesia:

IGNAVIA (presidio per Gaza)

Durante un presidio per Gaza

Passeggiate tranquilli

non vi disturberemo

con fragor di bombe

e lamenti di bimbi

Chiudete le frontiere,

le finestre, le porte!

Il televisore acceso

allegria artificiale,

sguaiata di corpi e risate

immagini di eccidi,

orrore di stragi

un po’ di eccitazione

nelle vostre ordinate giornate

tranquilli a tavola bevete

il sangue che cola nel ragù

Laceri pezzi di corpi

che furono gente

rimangono confinati

tra chiacchiere e pubblicità

TRE ORE AL GIORNO DI TREGUA

a consentire il soccorso

di chi hanno ferito

a nutrire, chi hanno affamato

seppellire, chi hanno ucciso

La notizia un sollievo, l’animo lieve

lo sguardo sereno si volge

ai bimbi che giocano

la calza della befana

colma di doni, gli amori, la vita,

LA TREGUA SCADE. come ogni giorno

le bombe continuano a cadere

pioggia di fuoco da navi e carri

ma il rombo non scuote

l’ignavia dei giorni

Il sorriso tranquillo,

le strade delle compere

i saldi della crisi che altrove fa danni

scatenano la festa

Il fastidio della bandiera

che sola sventola desolata nella sera

parole seccate, ad allontanare un disturbo

siamo noi i colpevoli!

sparuto gruppo a testimoniare

fragile denuncia di solidarietà

spaventato gruppo che teme

di esagerare, parole forti, frasi pesanti…

poco educato il nostro dire

Le bombe cadono sulle nostre giornate,

volano stracci di corpi, parole ferite

Prosegue indifferente il passeggio

della gente per bene che non vuole

disturbi o tensioni.

Saluti

Democratici (sperando che ci sia al più presto una tregua duratura, se non definitiva…)

*Pa&Te*


Lunedi 17 Novembre, alle ore 17:00, l’associazione Ponte Democratico si presenta al territorio con il focus intitolato “La (D)istruzione pubblica”, momento di approfondimento e di confronto sulla realtà della scuola e dell’Università pubblica alla luce della “nuova” legge Gelmini e dei tagli previsti dalla finanziaria del governo di centrodestra.

Il Focus avrà luogo nella biblioteca municipale di Ponticelli “G.Deledda”, sita in vico Santillo (nelle adiacenze del p.co De Simone)

Sul blog di Beppe Grillo e vari altri, è stato riportato il discorso tenuto da Piero Calamandrei l’11 febbraio 1950 a Roma, in occasione del III congresso dell’Associazione a Difesa della Scuola Nazionale. In relazione ai fatti di questi mesi legati all’Istruzione, è illuminante:

«Ci siano pure scuole di partito o scuole di chiesa. Ma lo Stato le deve sorvegliare, le deve regolare; le deve tenere nei loro limiti e deve riuscire a far meglio di loro. La scuola di Stato, insomma, deve essere una garanzia, perché non si scivoli in quello che sarebbe la fine della scuola e forse la fine della democrazia e della libertà, cioè nella scuola di partito.

Come si fa a istituire in un paese la scuola di partito? Si può fare in due modi. Uno è quello del totalitarismo aperto, confessato. Lo abbiamo esperimentato, ahimè. Credo che tutti qui ve ne ricordiate, quantunque molta gente non se ne ricordi più. Lo abbiamo sperimentato sotto il fascismo. Tutte le scuole diventano scuole di Stato: la scuola privata non è più permessa, ma lo Stato diventa un partito e quindi tutte le scuole sono scuole di Stato, ma per questo sono anche scuole di partito. Ma c’è un’altra forma per arrivare a trasformare la scuola di Stato in scuola di partito o di setta. Il totalitarismo subdolo, indiretto, torpido, come certe polmoniti torpide che vengono senza febbre, ma che sono pericolosissime… Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata. Allora, il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A “quelle” scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d’occhio i cuochi di questa bassa cucina. L’operazione si fa in tre modi: ve l’ho già detto: rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico.»

tratto da www.19luglio1992.com

Il 27 agosto, il tristemente celebre ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini, dichiarava implacabile, di tutta risposta:

(…) Il bilancio del 2008 per l’area Istruzione. Dal bilancio emerge che le spese per il personale sono pari a 41.174.698.165 euro, ed assorbono il 96,98% del totale. (…)

“Quando la spesa per il personale ha una tale incidenza sul bilancio complessivo del Ministero – ha commentato il Ministro Mariastella Gelmini – questo significa che la nostra scuola non ha la capacità, se non si interviene strutturalmente, di rinnovarsi e di guardare con serenità al futuro. Dobbiamo assolutamente porre rimedio ad una situazione insostenibile. La scuola italiana è stata troppo spesso usata in passato come un ammortizzatore sociale. E’ un dovere morale verso le nuove generazioni rivedere completamente il sistema scuola in Italia”.

tratto da www.pubblica.istruzione.it

Vi invito a leggere questo articolo molto indicativo, riguardante la coerenza e la moralità del nostro integerrimo ministro: www.corriere.it

E.D.

Martedi 21 ottobre, giorno della visita di Berlusconi e della Mercegaglia a Napoli ci sarà un corteo contro la 133 (Ddl Gelmini). Il corteo partirà da Piazza del Gesù alle ore 10.00 ed arriverà il più vicino possibile a Piazza dei Martiri, dove sarà in corso l’elezione del nuovo Presidente della Confindustria campana alla presenza dei due illustri ospiti. Al corteo prenderanno parte gli studenti di Lettere e Filosofia, gli studenti dell’assemblea Stop Gelmini! dell’Orientale e gli studenti medi autorganizzati.

Da una lezione universitaria…

[...]” Trasformazione delle università pubbliche in fondazioni private?

Cozza un pò con ciò che è sancito dalla Costituzione: <<La Repubblica detta norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi>> [art. 38 secondo comma]. E’ chiaro che non tutti i genitori potrebbero ottemperare al loro dovere\diritto di istruire i figli inscrivendoli alle fondazioni private; se si dovesse passare ad esse l’arte e la scienza che potenzialmente si trovano nei nostri giovani non avrebbero più la possibilità di essere espresse!” [...]

Noi, giovani dobbiamo essere liberi di esprimerci in tutte le nostre potenzialità; ciò è garantito dalla nostra Repubblica sociale, che non solo riconosce ma garantisce la libertà e l’eguaglianza dei cittadini rimuovendo gli ostacoli di ogni ordine economico e sociale [art. 3 secondo comma].

Nel momento in cui il Governo decide di non offrire più le scuole di ogni ordine e grado il principio dell’uguaglianza sostanziale è come se fosse abrogato,anche se in un singolo aspetto: quello che riguarda l’istruzione.

Art. 34, primo comma: La scuola è aperta a tutti!

Dobbiamo difendere questo nostro diritto, messo sempre di più in discussione da questo governo!

Fabiana Borrelli

Scuola&Riforme

Dal 9 ottobre scorso migliaia di messaggi elettronici vengono inviati al Capo dello Stato; questa, particolare, catena di sant’Antonio chiede esplicitamente al Presidente della Repubblica di non firmare il testo della riforma voluta dal ministro Mariastella Gelmini. Precisamente si chiede di <<non firmare la legge di conversione del decreto legge 137>>.

E’ la prima volta che si verifica un corteo elettornico!

La risposta di Napolitano la si può definire una lezione di diritto costituzionale.

Napolitano, ha ricordato la funzione legislativa del Presidente della Repubblica:

Il Capo dello Stato promulga le leggi approvate dal Parlamento e può con un messaggio motivato (cioè spiegandone le ragioni in un testo che accompagna l’atto di rinvio) chiedere una nuova deliberazione. Se le Camere approvano nuovamente la legge, questa deve essere promulgata (art.74) dal Presidente della Repubblica entro un mese dall’approvazione (art.73).

Prima di spiegare i motivi delle agitazioni del mondo sia studentesco ma dell’istruzione, in generale, facciamo un breve excursus storico per capire come si è arrivato alla Riforma Gelmini.

Riforma Gentile. Con la riforma scolastica del 1923 si prevede l’obbligo scolastico fino ai 14 anni, l’insegnamento obbligatorio della religione cattolica, l’istruzione estetica e la divisione tra licei ed istituti tecnici.

La costituzione. La carta stabilisce che la scuola è aperta a tutti; l’istruzione inferiore, impartita fino ad otto anni, è gratuita (art.34).

il 1968: la contestazione. I movimenti giovanili e studenteschi contestano l’autoritarismo del sistema scolastico. Nel maggio del ‘68 tutte le università italiane, esclusa la Bocconi, erano occupate.

Le riforme degli anni ‘90.

-1995: il vengono aboliti gli esami di riparazione.

1997: Riforma Berlinguer ha abolito la suddivisione di scuole elementari, medie e superiori sostituendo il tutto con una struttura basata sui “cicli”.La riforma inoltre ha riorganizzato l’organizzazione complessiva portando l’obbligo scolastico a 15 anni. Inoltre entra in vigore un nuovo tipo di obbligo: l’obbligo alla formazione professionale che dura fino ai 18 anni.

-2003 Riforma Moratti nelle scuole professionali è prevista una durata graduata nel corso degli anni con periodi di alternanza fra scuola e lavoro. Al termine di tre anni viene consegnato un diploma di qualifica. Ha dato inizio inoltre all’adeguamento agli altri Stati Europei (con l’alternanza scuola-lavoro appunto e prevedendo la laurea, almeno in ‘Scienze della Formazione Primaria’,obbligatoria per i docenti di scuola primaria). Tagli alla scuola pubblica.

-2007 Riforma Fioroni ritornano gli istituti gli tecnici e i professionali. E ancora, scuole equiparate dal punto di vista fiscale alle Fondazioni, riforma degli organi collegiali e qualifiche professionali triennali con relativo albo nazionale.

2008 Oggi: LA RIFORMA GELMINI reintroduzione del voto in condotta, tagli all’istruzione e agli stipendi dei docenti, ritorno al maestro unico e al grembiule.

<<Il nuovo governo berlusconi dichiara di voler restituire serietà ed autorevolezza alla scuola, contro il “lassismo di insegnanti lazzaroni”, quando chiunque lavori in un’aula sa che la scuola rischia sempre di più di diventare un mondo in cui la cultura conta poco o niente, dove imperano il presente, il disagio, i soldi tagliati o sognati >>

Gli studenti venerdì 10 ottobre, hanno espresso il loro dissenso contro la Riforma Gelmini, manifestando in piazza e rivendicando i loro diritti.

Io, intanto, ho dei quesiti:

  • ma che futuro ha un Paese, come l’Italia, che non investe nella formazione delle nuove coscienze; tagliando i fondi alla ricerca, all’università e all’istruzione?
  • la riforma Gelmini come prevede di “utilizzare” i precari (tutti i giovani che hanno terminato la Sicse) del settore dell’istruzione pubblica?
  • a causa del ritorno al maestro unico i molti insegnanti, non di ruolo, cosa faranno?

Fabiana Borrelli

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