OMAGGIO AL PRESIDENTE…

« Per me libertà e giustizia sociale, che poi sono le mete del socialismo, costituiscono un binomio inscindibile: non vi può essere vera libertà senza la giustizia sociale, come non vi può essere vera giustizia sociale senza libertà. Ecco, se a me socialista offrissero la realizzazione della riforma più radicale di carattere sociale, ma privandomi della libertà, io la rifiuterei, non la potrei accettare. Se il prezzo fosse la libertà, io questa riforma la respingerei. [...] Ma la libertà senza giustizia sociale può essere anche una conquista vana. Si può considerare veramente libero un uomo che ha fame, che è nella miseria, che non ha un lavoro, che è umiliato perché non sa come mantenere i suoi figli e educarli? Questo non è un uomo libero. [...] Questa non è la libertà che intendo io. » (Sandro Pertini)

Riprendendo le parole del fu presidente Pertini vorrei iniziare uno scambio di opinioni sul concetto di libertà, sull’abuso che si fa di questa parola e di quanto per fini elettorali sia stata ridicolizzata… vorrei vedere qual’è il significato della libertà per il ponticello democratico…  Si accettano di buon grado anche gli “esterni”

ciao ciao

M.D.L.

10 Risposte a “OMAGGIO AL PRESIDENTE…”

  1. Massimo Dice:

    La libertà è partecipazione…
    Così cantava qualcuno
    Qualcuno che a mio parere aveva capito che cosa voleva dire essere italiano tanto da non sentirsi tale.

    Per alcuni libertà vuol dire vedersi accettare i diritti civili.
    Per alcuni libertà vuol dire liberalizzazione delle droghe leggere.
    Per alcuni libertà vuol dire lavorare meno lavorare tutti.
    Per alcuni libertà vuol dire far studiare i propri figli.
    Per altri libertà vuol dire altro…

    Per me si è liberi quando si lotta per la libertà, qualsiasi cosa voglia dire per noi…

    Invitando tutti
    Al lavoro e alla lotta
    Massimo De Luca

  2. giulia Dice:

    Un paio di secoli fa, quando “la Libertà guidava il Popolo”, era una donna col seno scoperto che sventolava alta la bandiera della Rivoluzione, e proclamava uguaglianza. Oggi l’uguaglianza è formalmente -ideologicamente- raggiunta. Ma dovrebbe andare di pari passo con la libertà, e invece non è così: perchè è un’uguaglianza fittizia, costruita a tavolino e mai messa in pratica sul serio. Orwel scriveva che “tutti (gli animali) sono uguali, ma alcuni sono più uguali di altri”. Ora più che mai è così, e parlare di Libertà è difficile perchè esempi reali e concreti non ce ne sono. Il concetto puro di Libertà, secondo me, non esiste nel reale. Tendere alla Libertà, come tendere alla Verità, è l’unica via percorribile. Frammenti di Libertà sono i diritti civili, la giustizia sociale, la possibilità di far studiare i propri figli, la possibilità di costruirsi un futuro che assomigli alle proprie aspettative ed un presente che soddisfi le proprie necessità.
    Cominciamo da lì.

  3. Agostino Navarro Dice:

    Il riferimento di Giulia al celebre quadro di Delacroix mi riporta stranamente ad un flashback riguardante la domanda che uno dei docenti della commissione all’esame di stato mi rivolse su “la teoria del moto espansivo della libertà” degli illuministi francesi…
    Il concetto di libertà con la Rivoluzione francese diviene inscindibile dall’uguaglianza poiché la prima viene sempre più intesa come tensione verso di essa ossia essenzialmente come legittimazione della uguale dignità degli individui nei loro sforzi di realizzazione del cambiamento morale (e non solo) del contesto sociale. La logica della parità in cui la libertà si esprime contrasta e sconfigge la logica della subordinazione e della diseguaglianza “istituzionalizzata” (l’ingiustizia sociale). La libertà ed il diritto (che rende l’eguaglianza “forma”) hanno il fondamento stesso nell’attitudine e nella capacità dell’uomo a superare il regime di “status quo” (la realtà) e a concepire la sua esperienza non solo e non sempre in termini di assegnazione a ruoli prestabiliti, quanto e soprattutto in termini di continua innovazione entro una dinamica competizione ad armi pari tra diversi, tra disuguali che tende a sopperire al carattere limitato della libertà e dell’eguaglianza di mera forma.
    Sandro Pertini quindi concepisce che l’idea di giustizia sociale dovrebbe dunque essere il punto di applicazione e di emancipazione della libera espressione delle individualità del singolo (e quindi della sua stessa libertà) come la libertà altro non deve essere per l’eguaglianza che il basamento e la struttura.
    …Per fortuna, il vecchio PSI, non è stato solo Craxi.

  4. cloe Dice:

    x me LIBERTA’ è solo una parola… un ideale, come lo intendeva marx in senso negativo… x me nel mondo in cui viviamo la libertà nn esiste! ciao alla prox

  5. Marco Usai Dice:

    Per parlare di libertà vorrei fare due riferimenti attuali NEGATIVI, poichè parto dal concetto che per descrivere qualcosa devi conoscerne i confini. Cosi, oggi, la parola LIBERTA’ è usata nel nome di un partito, il POPOLO DELLA LIBERTà, che ne usurpa il significato più profondo.
    LIBERTA’ NON è LIBERTINISMO!Libertà è un valore profondo che conosce il suo limite solo nel NEMINEM LAEDERE, ovvero nel non pregiudicare il diritto altrui, come presuppone il nostro diritto costituzionale e codicistico.
    Per spiegarvi meglio il mio pensiero, vorrei soffermarmi (e dare un idea per un prossimo post al caro Massimo), su un episodio accaduto poche ore orsono…
    Un ragazzo di vent’anni, Rocco, morto perchè investito da un furgone guidato da un uomo in fuga dalla polizia.
    La sorella e il fidanzato di lei sono in fin di vita all’ospedale…
    l’uomo, moldavo e clandestino, è in carcere…
    Quale libertà voi concedereste a chi si è macchiato di questo orrendo fatto?
    Quando accadono fatti del genere, anche diversi ma di gravità simile, sento levarsi parecchie voci che chiedono la pena di morte.
    Il sangue chiama altro sangue, leggevo poche settimane fa, ed è una cosa innata nell’uomo, ma dobbiamo essere razionali.
    PREMESSO che non ritengo debba essere l’uomo a decidere della vita o la morte di altri uomini (sia esso un giudice o un politico o un ubriacone al volante), ecco che potremmo punire tali esseri umani con la privazione di libertà. DEFINITIVA, non temporanea, senza permessi e premi. (di certo si deve valutare la gravità del reato, non generalizziamo, ma per casi cosi gravi non si discute…)
    Hanno violato il confine, vanno puniti…
    Ecco cos’è per me la libertà: UN VALORE FONDAMENTALE, l’essenza profonda del vivere personale e in società…

    …e ricordatevi…

    libertà non è un concetto di destra, ma la base da cui partire per costruire un partito davvero DEMOCRATICO!!!

  6. Lorenzo Dice:

    Cari democratici, la libertà non la si può ancorare a dati empirici, poichè facendolo si nega essa stessa ritenendola sussistente pur in presenza di soli e pochi elementi materiali, i quali però risultano vuoti se privi della possibilità di autodeterminazione e perseguimento della propria felicità.
    La giustizia sociale è invece il bilanciamento della libertà, la naturale limitazione proveniente dalla circostanza dello stato di convivenza in cui si trovano gli uomini, del fatto che si vive insieme e non da soli.
    Libertà e Giustizia sociale rappresentano un’unità dialettica inscindibile nel disegno umano, due variabili cruciali di una funzione il cui risultato è il benessere del maggior numero possibile di individui: l’una implica l’altra anche se la tace. Lorenzo

  7. Paolomeo Dice:

    Vabbè tutto sommato Pertini non fa altro che rivendicare in quel pensiero la sua appartenenza al pensiero socialista contrapponendolo a quello comunista, lo fa parafrasando la linea che il partito socialista mantenne durante la seconda internazionale, quando ci fu la scissione. Bisognerebbe contestualizzare la frase per capire il vero senso che egli le voleva dare. Se la estrapoliamo dal contesto è una frase sicuramente ad effetto…ma scontata, banale, strappa-applausi. Per riprendere invece la nota del secondo commento sulla Marianne, mi sembra che la Rivoluzione Francese più che del popolo sia stata per mezzo del popolo, e credo più che dalla libertà sia stata guidato dalla fame, dalla repressione, dalla disperazione. Da lì in poi le masse popolari saranno sempre utilizzate per la realizzazione degli scopi borghesi delle elìte, che a partire dalle repubbliche veneziane hanno smesso di essere le classi nobili ed hanno cominciato ad essere le signorie economico-capitalistiche, i commercianti ed il capitale. Non che il popolo non ne abbia tratto vantaggio intendiamoci, tutto sommato l’instaurazione della società borghese ha migliorato sensibilmente le libertà di accesso e quindi tutte le altre di conseguenza. Credere che il capitalismo sia superato e che debba essere sostituito con un sistema che rivoluzioni nuovamente l’organigramma socio-economico mondiale non vuol dire che si pensi che il capitalismo non sia stato il miglior sitema economico-sociale che questa terra abbia mai avuto, solo che oramai si sta trasformando naturalmente in un sistema neo-feudale dove però il signore non è più un uomo che detiene il potere, ma un potere economico che detiene l’uomo, quest’uomo può cambiare da una settimana ad un altra, ma il sistema rimane lì e continua a dirigerci come meglio crede (per seguire l’unica regola fondamentale: aumentare il profitto). Bene, dopo questa riflessione la libertà appare aleatoria, l’unica persona libera che io possa avere la grazia di conoscere in questa società è colui che ne resta fuori.

    Un altro mondo è possibile?

    …non so dei vostri buoni propositi perchè non mi riguardano, esiste una sconfitta che è pari al divenire corrosi che non ho scelto io ma è dell’epoca in cui vivo…

  8. Edo! Dice:

    Con un tema come quello della libertà mi sembra fin troppo facile cadere in qualche sofisma… La relazione che, anche se decontestualizzata, Pertini evidenzia con la “giustizia sociale” è indiscutibile. Eppure trovo che la “giustizia sociale” possa essere non altro che l’applicazione pratica del concetto di libertà alla società: giustamente si può dire che nell’Italia e nel mondo siamo ben lontani da uno stato soddisfacente di giustizia sociale per la realtà odierna, ma la tendenza (al momento più o meno viva) al raggiungimento di questa equità ideale è la terra in cui ogni uomo può veder crescere la propria libertà; la creazione delle condizioni necessarie perché “tutti” gli uomini possano raggiungere la propria realizzazione - che poi sarebbe un vecchio sogno americano… - . Questa è la concezione sociale dell’argomento, come Pertini stesso specifica e per cui aveva combattuto con tanti altri. E qui la ripropone in ottica socialista.
    Ma la libertà in sé è una condizione prima di tutto intima, che sviluppa di conseguenza il rapporto con l’ambiente circostante, la nostra comunità. Sicché a Pertini risponderei che, sì, un uomo può sentirsi veramente libero anche nella fame e nella miseria. Purché possa anche avere la possibilità concreta di liberarsene (appunto) quando lo vorrà…
    Di questo dobbiamo preoccuparci, di cercare la nostra libertà, diversa per ognuno, e che questa ci permetta di opporci a chi vuole privarcene in qualche modo. Anche se si presenta con il nome stesso di “Popolo della Libertà” :P .
    La tendenza alla libertà, che sia dell’individuo o della società, è fatale: quando vivevo in Spagna, nel mezzo del “mejor tiempo de la vida”, un’amica ispirata dall’alcol mi insegnò che “essere liberi è nulla, diventarlo è sublime”.
    …ecco, sono caduto in un sofisma ;)

    “Libertà l’ho vista dormire nei campi coltivati
    a cielo e denaro, a cielo ed amore, protetta da un filo spinato.
    Libertà l’ho vista svegliarsi ogni volta che ho suonato,
    per un fruscio di ragazze a un ballo, per un compagno ubriaco…

    E poi se la gente sa, e la gente lo sa che sai suonare,
    suonare ti tocca, per tutta la vita e ti piace lasciarti ascoltare.
    Finì con i campi alle ortiche, finì con un flauto spezzato
    e un ridere rauco e ricordi tanti, e nemmeno un rimpianto…”

  9. Marco Usai Dice:

    Bella citazione Edu…!!!!!Grande De Andrè…

  10. M.C. Dice:

    …Ma la libertà in sé è una condizione prima di tutto intima, che sviluppa di conseguenza il rapporto con l’ambiente circostante, la nostra comunità. Sicché a Pertini risponderei che, sì, un uomo può sentirsi veramente libero anche nella fame e nella miseria. Purché possa anche avere la possibilità concreta di liberarsene (appunto) quando lo vorrà…

    Cosa aggiungere più?!

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