Con una temeraria analogia si può avvicinare la presentazione della ‘nuova’ giunta, esibita tra le contestazioni ieri al comune di Napoli dal sindaco Iervolino, all’insediamento alla Casa Bianca di Barack Obama, che ha finalmente avuto luogo oggi alle 12.00 a Washington – le 18.00 italiane. Grandi aspettative e difficoltà per il 44esimo presidente degli U.S.A., il primo capo americano di colore, che ha giurato sulla tradizionale Bibbia di Lincoln la sua lealtà alla costituzione statunitense e che ha dedicato l’evento alla memoria di Martin Luther King – personaggio a cui molti lo accostano, da lui stesso incoraggiati – celebrata ieri. Alla cerimonia sul Campidoglio di Washington è stato addirittura suonato un brano composto per l’occasione da John Williams, autore delle colonne sonore di “Star Wars”, “Lo squalo”, “Jurassic Park”, tra i gli altri personaggi di spicco come Clinton e Bush, è stato inoltre presente anche l’ex-concorrente alla presidenza John McCain.
La cerimonia di insediamento di Obama è stata trasmessa su RaiTre, La7 e Sky Tg24 dalle 17.00. Con il suo discorso, il nuovo presidente ha da subito premesso i momenti di difficoltà per l’attuale stato economico, ambientale e sociale dell’America – e del mondo – che il suo lavoro conoscerà, ma ha sostenuto con fede la speranza nell’impegno e nei valori del paese. “L’America è una nazione di cristiani, musulmani, ebrei, indù e non credenti: è stata costruita sulla diversità ed in questo è la sua forza”. Per il mondo islamico non radicale ha dichiarato “tenderemo loro la mano se sono disposti ad aprire il pugno. L’America è amica di tutti i popoli” per poi specificare “con questo spirito siamo pronti ad essere di nuovo leader”. Non ha eluso la possibile necessità di difesa dal terrorismo asserendo “vi batteremo”, ma subito dopo ha astratto il concetto con un “il nostro spirito è più forte e non può essere vinto”. Per le classi sociali più basse ed in difficoltà, Obama ha promesso la creazione veloce di nuovi posti di lavoro: non ha mai evitato di far leva sulla nozione di diversità, riflettendo “oggi sono qui ma sessant’anni fa a molti di noi non sarebbe stato permesso di entrare nei ristoranti”.
Mentre gli occhi degli americani e di buona parte del mondo sono stati concentrati all’occasione, c’è anche chi ha aspettato semplicemente l’agognata scadenza del mandato di George W. Bush, come indicativamente testimoniato dal sito http://bushbyebyeparty.com/ . Con gli ultimi mesi di crisi, il consenso del presidente in uscita presso il popolo americano ha toccato il minimo storico scendendo al 20%.
Questo lo speciale saluto riservatogli da David Letterman con la top-ten delle gaffe collezionate durante i suoi mandati:
Inutile immaginare le pietose conseguenze che questo tipo di satira in Italia, puntata a Berlusconi, avrebbe potuto generare…
E.D.
Potrei essere tacciato di americanismo, se dicessi che l’America è sempre un passo avanti a noi italiani.
Lo dirò, fregandomene altamente delle critiche e sostenendo con forza che siamo un paese che scivola sempre più indietro sotto tutti i punti di vista: economico, sociale, politico, culturale…
Se Rai Tre avesse mandato in onda immagini come quelle di Letterman su Bush, come minimo Berlusconi avrebbe telefonato in diretta come ai tempi del “Santoro si contenga, lei è un dipendente del servizio pubblico”…Se Berlusconi e la sua parte politica avessero perso, come Bush Mc Cain e i repubblicani in America, non avrebbe mai riconosciuto la sconfitta ma sarebbe stato li mesi, anni (come nel 2006) a piangere perchè “hanno fatto gli imbrogli…unguè…unguè…”.
Il problema è che noi italiani non sappiamo fare più i genitori e, pur di far star zitto il bambino, gli diamo quel che vuole…
Ecco il nocciolo del discorso viene alla luce mentre scrivo: in Italia sopportiamo un anziano di settanta e più anni al governo che piange, fa le bizze e i capricci, dice stro…nzate a vangate, fa smorfie e magari si sporca anche il pannolone…(…). Lo sopportiamo a tal punto che lo accontentiamo pur di non rivedercelo ogni giorno sui SUOI telegiornali giocattolo a piagnucolare, gli regaliamo un governo GIOCATTOLO nuovo e cosi sembra che siamo tutti più sereni…
Si, in America è tutta un’altra cosa…W Obama!